Torniamo a parlare della Domus del chirurgo di Rimini che sta conoscendo una meritata notorietà internazionale e che rende ancor più attuali le considerazioni che facevamo nel post precedente. Si è parlato dell'importante sito archeologico che dallo scorso week end è visitabile dal pubblico sull'inserto domenicale del Daily Telegraph, quotidiano inglese con una tiratura di 900 mila copie. L’articolo di mezza pagina uscito il 9 dicembre è il frutto di un educational promosso dall’assessorato al turismo della Provincia di Rimini. Firmato dalla giornalista Anthea Gerrie, riporta la dichiarazione di Ralph Jackson, direttore della sezione romana del British Museum secondo il quale quello di Rimini è il maggior ritrovamento di strumenti chirurgici di ogni tempo e luogo. Intrigante anche il titolo dell’articolo che dice: I resti romani mettono sotto una nuova luce la visita dal medico.
L'articolo del Daily Telegraph è ripreso oggi sulla home page del Corriere.it con un articolo di Francesca Tortora corredato da molte foto e con il titolo La chirurgia ai tempi dei Romani. Se ce ne fosse bisogno, abbiamo la conferma che con la Domus Rimini ha ritrovato un motivo di attrazione importante per il pubblico che si muove seguendo interessi culturali.
A dare notorietà a Rimini in questi giorni è stata anche la notizia proveniente dagli States. Il New York Times ha stilato l'elenco delle 53 destinazioni turistiche mondiali che vale la pena visitare nel 2008. Tutti i riminesi, che sanno quanto sia difficile sdondare nel mercato turistico americano, sono rimasti sorpresi nel vedere che l'autorevole quotidiano ha inserito Rimini nella lista collocandola al ventottesimo posto. Gli argomenti sono il luogo di nascita di Fellini, le antichità romane, l'hotel Duomo firmato da Ron Arad, la vivacità della vita notturna. Tutto bene, lascia solo a desiderare l'immagine simbolo scelta, il Tiberio Bridge, forse un Tempio Malatestiano faceva più glamour. Oggi il Resto del Carlino pubblica un po' di commenti nella cronaca locale sotto il titolo Gli americani ci amano occhio a non deluderli. Il semiologo Paolo Fabbri non osa immaginare ocsa direbbero qualora visitassero quello che viene chiamato MUseo Fellini. L'architetto Grazia Gobbi, che a New York insegna, ricorda che c'è una nicchia di pubblico colto e raffinato che conosce benissimo Rimini, pur non avendola mai visitata, attraverso i film di Fellini.

