Tra qualche giorno sarà il primo anniversario dalla morte di Silvano Cardellini, grande giornalista di Rimini, anzi “il giornalista” di Rimini. Ieri, quando il garbino si era trasformato in un phon insopportabile, mi è venuto spontaneamente alla mente. Silvano, molto umorale, faceva molta fatica a sopportare il garbino. Aveva elaborato anche una sua personalissima teoria sull’influenza di questo vento caldo sul carattere scostante, anarchico e pasticcione dei riminesi.
Di Silvano sono stato collega al Resto del Carlino, all'inizio della mia carriera, e nell'avventura esaltante del Messaggero. Silvano ha lasciato un grande vuoto. Non sempre mi sono trovato d’accordo con lui, però sento che mi mancano le intelligenti punture di spillo con cui spesso e volentieri accompagnava il racconto di ciò che accade in questa città. Penso che senza il suo contributo, questa città e questa riviera, spesso incomprensibili nelle loro nevrosi, siano diventate ancor meno leggibili. Non mancano le cronache e i retroscena dei tanti bravi colleghi che lavorano nei quotidiani locali. Mancano il guizzo, lo scatto, il fiuto interpretativo di Silvano. Questi erano solo suoi. Mi trovo spesso a chiedermi come lui sarebbe intervenuto in certe recenti vicende della politica, dell’amministrazione e del turismo. Manca tanto quel libro sull’identità e il carattere di Rimini che solo lui avrebbe potuto scrivere. Ci resta “Una botta d’orgoglio”, il suo capolavoro. Noi tutti riminesi ogni tanto rileggiamolo. Fa bene e aiuta a guardare con la dovuta ironia il nostro passato e il nostro presente.

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Scritto da: Lilian23ROSE | 31 ottobre 2010 a 01:54