Che Rimini sia una realtà anomala l’avevamo già appurato. Ma forse mai come in questi ultimi mesi. Una città assurda. Fedifraga ed ammaliatrice. Abbiamo assistito e partecipato quasi shockati alla Notte Rosa, un evento che ha decisamente straripato dagli argini del nostro qualunquismo cittadino. Il capodanno dell’estate. In effetti il potere d’impatto è stato lo stesso. Irritazione da indecisione, ansia da prestazione, panico da bagno di folla, frenesia di vedere TUTTO perché è un evento UNICO! Detta così assume quasi il profilo della tragedia ma in realtà la sintomatologia sopra descritta non è affatto sfociata in patologia perché a noi riminesi, si sa, piace fare un po’ gli snob ma in realtà rispondiamo con un giubilo al grido “party!”. E così, inebriati dalle luci rosa dei lampioni del lungomare e dall’atmosfera magica da sabato del villaggio, ci siamo avvicendati fra le varie piazze, parchi, autodromi, porti, spiagge, bar, hotel della nostra provincia superando con lo scooter i poveri turisti incolonnati nel traffico. Una notte che ha coinvolto tutti, giovani e anziani, commerciali e sofisticati, ricchi e poveri, freak e snob, belli e brutti, rock e pop. Ed è stata questa probabilmente la forza della serata che lo scorso anno, forse eclissata dalla magica notte della vittoria dei mondiali, non mi sembrava aver avuto un tale successo. Ma tornando alla nostra Rimini protagonista dell’estate ecco aprirsi i battenti, a ridosso della notte della streghe di San Giovanni in Marignano, un altro avvenimento importante con protagonista il nostro entroterra. Inizia l’International Festival of the Arts (così si chiama dall’anno scorso) e Santarcangelo diventa metropoli. Anche qui, ma in maniera ridotta, si ripercorre la stesse pellicola: dieci giorni di full immersion nel mondo dell’arte, una fauna improbabile per il santarcangiolese, la zdora di Zaghini con una crisi d’identità, passeggiate intellettuali per il borgo, i vecchi affacciati alle finestre che si meravigliano dell’estrosità degli artisti, l’aroma di piada salsiccia e cipolla come costante. Il riminese medio va al Festival di Santarcangelo ma in realtà di spettacoli ne vede pochi, è più interessato alla piada, ai mercatini, a vedere chi passa. A supplire ci sono i soliti addetti al settore, i poveri immolati pseudo interessati e i turisti con lo zainetto e le birkenstock che si vedono in media una decina di spettacoli al giorno finchè non svengono nella fontana di piazza Ganganelli. La facciata tragicomica anche in questo caso emerge perché è comunque la più palese ma in realtà il festival è un altro di quegli eventi che ci arricchisce e ci inorgoglisce. In un lunedì senza pretese si può assistere allo spettacolo di danza di un artista internazionale o al concerto dell’ex gruppo spalla di Björk, insomma non male. Ci sono le Notti e la Sagra Malatestiana, il Meeting, i concerti all’alba in spiaggia, il cinema all’aperto. E poi agosto è alle porte, ora dovremo accogliere i migliaia di turisti che banchetteranno sotto l’Arco d’Augusto e che ci tirerano i gavettoni dai terrazzi degli alberghi ma in fondo lo dobbiamo alla nostra Rimini.

