Un milione di anni fa, quando ero una ragazzina, dovevo sottostare alla legge del coprifuoco, manco fossimo in guerra:
se rientravo oltre le 9 e mezzo di sera poteva succedere il finimondo a casa, tipo che mia mamma mi proibiva l’uso del telefono per una settimana.
Ora, provate voi, a diciassette anni, a non poter usare il telefono per sette dicasi sette giorni, poi mi sapete dire se la punizione non rasenta la tortura psicologica.
C’erano però due giorni che “esulavano” dalla legge:
l’ultimo dell’anno ed il 14 agosto.
Ah, non chiedetelo a me il perché di cotanta generosità.
Mai capito il perché, ma zitta e mosca, accettavo queste due notti regalate e le usavo tutte, ché sprecarne anche solo un pezzettino era un peccato.
Così i preparativi per quelle notti cominciavano giorni e giorni prima, un’organizzazione che rasentava la mania.
Si andava dal “dove si va” al “con chi si va” fino al tremendissimo “come mi vesto”.
E si fa presto a liquidarla così, la storia, ma provate a vivere a Rimini, e rispondersi anche solo alla prima domanda.
Dove si va?
Dove si va, la notte di ferragosto, quando cento discoteche offrono feste indimenticabili, con DJ mitici, champagne, giochi, e cotillons;
i pub regalano spettacoli e giochi di freccette, cene a prezzi speciali e birra come piovesse;
la spiaggia si anima di anime colorate, la luna si imbelletta e pare grande il doppio, le onde fanno il bagno nell’argento e brillano, i fuochi d’artificio sono mille e di tutti i colori che alla fine pare che il mondo non possa più essere come era fino a ieri, piuttosto tutto giallo oro e spruzzi di rosso;
i ristoranti dei colli addobbano i tavolini con candele ed il profumo delle pietanze si confonde con quello degli alberi e dell’erba dei campi ed il panorama, da lassù, è una costa lunga mille mila chilometri di luci sfavillanti…
Dove si va, senza perdere anche solo un pezzo di quel tutto?
E con chi si va, ah, con chi si vivrà quella notte speciale, che ha inizio ma pare non finire mai?
Con il ragazzo più bello, o con le amiche, con il gruppo di compagni di sempre, o con la compagnia estiva?
E come ci si veste?
Ah, si può forse rinunciare all’abito che si è sempre sognato, che pare cucito dalle fatine di Cenerentola, da quanto è bello? ma come non osare questa notte e solo questa, una maglietta particolarmente sexy?
Ma in fondo non è meglio un paio di jeans, per correre liberi sulla spiaggia, a piedi nudi, cercando l’esatto punto in cui inizia la strada della luna, quella strada bianca-argentea che parte dalla riva, solca tutto il mare ed arriva al cielo, e la vedi, quella via, ma non si riesce mai a trovare il punto in cui inizia, è sempre un metro più in là, no, più in là, no più in là…
Un milione di anni fa aspettavo il 14 agosto, e già a febbraio cominciavo a sognarlo.
Quando arrivava, già dal mattino ero frenetica.
Davanti allo specchio provavo vestiti, correvo al telefono a parlare con le amiche, allora ci si vede alle otto, andiamo a mangiare lì, che bello che bello, e sentivo una specie di cosa strana fra lo stomaco e la gola, che era aspettativa, e voglia di godermi ogni minuto di quella lunga notte che non finiva mai.
E me la godevo, tutta, finalmente libera dal vincolo delle ore, e quando alla fine erano le cinque del mattino ed ero sulla spiaggia, infreddolita e stanca ad aspettare l’alba, mi pareva che non fosse possibile fosse già finita, probabilmente qualcuno si era sbagliato ed aveva spostato le lancette dell’orologio più in fretta, poi la luce cambiava il cielo diventava più chiaro, il mare diventava più chiaro, si creavano ombre sulla spiaggia, dove fino a prima c’era il nero, e nel silenzio perfetto scorgevo il bagliore più intenso, poi lui usciva, piano e maestoso, ed il cielo diventava liquido come il mare, le onde si increspavano dall’emozione, ché anche dopo milioni di anni una cosa così non smette mai di essere imponente e magica, e sorgeva, il sole sorgeva, rosso.
Ed era il 15 agosto, la carrozza ritornava zucca, il cocchiere topolino, le scarpe mi facevano male ai piedi dal tanto ballare, ed il trucco era sfatto sul mio viso di diciassettenne.
Ma avevo vissuto la mia lunga notte, nella mia camaleontica città pazzesca, ed avevo sonno.
Tornavo a casa, mi infilavo nel letto col sole, e sognavo il sogno che avevo vissuto.
Un milione di anni fa facevo quello che un milione di ragazzi farà questa notte.
A tutti loro auguro la stessa magia:
che non ha bisogno di alcol, droghe, non ha bisogno di eccessi per essere fantastica.
Piuttosto della capacità di sognare e perdersi in quei sogni, e nella musica, nell’amicizia, nell’amore, negli odori della spiaggia e nei sapori delle pietanze, nelle risate e nei colori dell’alba.
Per poi farne un pacchettino, di quei sogni sognati e vissuti, un pacchettino legato stretto con il filo della memoria, per riaprirlo, fra trent’anni, e riscoprirli, quei sogni, belli da far male, intatti e perfetti come solo quelli dei ragazzini possono essere…
Buon ferragosto a tutti.












