Dal terrazzo di casa mia vedo i treni.
Per fortuna quelli della linea di Ravenna, altrimenti, mi fosse capitata in sorte la linea di Bologna, forse oltre a vederli li maledirei pure, vista la frequenza e la velocità con cui passano.
Ma quelli che vedo io no, sono treni paciocconi, si vede che non vengono da città frenetiche, ma transitano dalla laguna, o passeggiano per i borghi della Romagna.
Passano lenti, talvolta si fermano pure, posso vedere la gente che legge, o sbadiglia annoiata, o si prepara a scendere a "RRRRRRimini, Staaaaazione di RRRRRRimini!"
Delle volte sono treni merci, vecchi, rumorosi, come possono essere rumorosi i treni di ruggine e peso da portare:
dei muli di ferro, più che altro.
Sul terrazzo di casa mia stendo i panni ad asciugare.
Non so quanto bene possa far loro, questa vicinanza alla ferrovia.
Ma tant'è, li raccolgo che profumano di sole e pulito, e mi faccio forza con quello.
Delle volte, quanto si alza il vento, pare che i lenzuoli prendano il volo, quasi a inseguire i treni:
oppure un saluto, ecco, pare un saluto da casa mia ai viaggiatori,
che dai finestrini guardano il mio terrazzo,
e chissà, magari qualcuno si chiederà chi ci abita in quella casina piccola,
con i panni stesi al sole, ed i lenzuoli che sventolano,
come bandiere,
o gabbiani immensi,
imprigionati a un filo da quattro mollette di legno.

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