Mi è arrivata una pubblicità, uno di quei foglietti dove comunicano l'apertura di un nuovo negozio, o la svendita totale a prezzi imbattibili, e cose così.
Questa volta si tratta di una pizzeria, di quelle che fanno servizio a domicilio.
Fin qui niente di nuovo.
La novità sta nel fatto che la pizza la recapitano anche in spiaggia, sotto l'ombrellone.
Cioè tu sei con gli amici, sono le sette di sera, ah, che ora meravigliosa per stare sulla riva del mare, la gente comincia ad andarsene, il sole smette di essere implacabile, i colori si attenuano, prendono quelle sfumature leggermente argentate, perfette...
Sarebbe bellissimo, no, restare ancora un pò?
Sì, però poi in pizzeria ci sarà la ressa, e poi prima la doccia, e via andare...dobbiamo tornare a casa/albergo...
Ma no!
Ordiniamo la pizza e facciamocela portare sotto l'ombrellone!
Ecco.
Mentre leggo la pubblicità, e mi vengono in mente due scene/considerazioni diverse.
La prima molto 'amarcordiana':
i miei nonni, riminesi al 100%, che in spiaggia ci sono andati una sola volta, nella loro vita.
Era domenica.
I bisnonni avevano cucinato tutta la sera prima, conigli arrosto, patate, verdure, pasta, roba da matrimonio insomma.
La mattina, all'alba, i bisnonni avevano caricato tutto sul carrettino, di quelli che si trainavano coi buoi, o, all'occorrenza a mano o bicicletta:
teglie di pietanze coperte da tovaglioli candidi e grossi, presi dalla cassapanca del corredo, frutta, e figli, nipoti, bambini vari: tutti sul carrettino, via!
A trainarlo i bisnonni, a mano, e a turno i vicini, gli zii, ché era una tribù, quella che andava in spiaggia, qualcosa come venti persone.
Erano arrivati, alla fine, e si erano uniti altri amici, gente che aveva lasciato i campi per qualche ora, messo il vestito buono, e via, dietro al carrettino.
Superate le dune di sabbia ed erba e rovi, avevano trovato un posto giusto, montato quattro pali ed issato un lenzuolo, a fare ombra.
Le donne avevano preparato tutto per il pranzo, mentre i bambini correvano sulla riva, a spruzzarsi un pò e giocare.
Gli uomini fumavano all'ombra, parlavano della terra e cose da uomini, appunto.
Poi era arrivata l'ora, e s'erano messi a mangiare.
E pareva una festa, anzi lo era, quel ben di Dio in pancia, l'aria del mare, gli uomini che sorridevano e tiravano fuori i bottiglioni di vino, i sigari, le donne che permettevano tutto, anche di bagnarsi i piedi, anzi fino alle ginocchia, quel correre, poi i più piccoli si erano addormentati fra le braccia delle mamme o delle sorelle, all'ombra del lenzuolo che sventolava piano ad un vento debole e fresco...
Un'unica volta andarono al mare, i miei nonni, e fu quella, e si sono portati dietro il ricordo per ottant'anni.
Compreso il 'menù' di quella domenica, ed il rosso della pelle, che bruciava! come bruciava!
La seconda scena/considerazione è molto "new-riminese-style":
che ce l'abbiamo nel sangue e nel DNA questa cosa di vivere bene.
Al punto che ci inventiamo i vizi, e come goderceli.
E mi immagino già qualche serata sulla spiaggia, così svogliati da non avere neanche la forza di alzarci ed arrivare al bar a 50 metri più in là, no:
giusto quella, di forza, per fare un numero dal cellulare ed ordinare 2 margherite, 1 capricciosa e 1 funghi e salsiccia...
giusto quella.
Poi stesi sulle brandine, mentre stiamo ad aspettare il ragazzino con la borsa rossa, che ci porta le pizze, già tagliate e calde, ombrellone 56, 4° fila, bagnino X, parliamo piano e guardiamo il mare.
O stiamo in silenzio a pensare.
Ai nostri nonni, col carrettino, il coniglio arrosto, il lenzuolo che sventola sulle teste delle donne, mentre gli uomini parlano e fumano, stesi, il berretto sugli occhi, inconsapevoli di creare un ricordo unico, che durerà tutta una vita.
Stiamo in silenzio a pensare a quante cose sono cambiate, e a come, forse, ci piacerebbe, per un giorno soltanto, vivere una cosa così.
Dove la fatica e l'eccitazione dei preparativi di un 'evento' sono importanti quanto il viverlo, quell'evento.
E non sapere di 'creare' una cosa che ci resterà dentro per tutta la vita, ma intuirlo, in qualche modo, che potrebbe succedere...
Poi arriva il ragazzino con la borsa rossa, le pizze calde e smettiamo di pensare:
mangiamo, ridendo, eh! questa è vita!
La bella vita che ci regala una città-geisha come Rimini.


















