Conosco solo due parole in tedesco, ma quelle mi si sono piantate nel cervello in maniera definitiva e sempre vicine come Gianni e Pinotto, Stanlio e Ollio, Pinco e Pallino :
La mia generazione è cresciuta all’ombra di ombrelloni a
righe,
mangiando limoncini succosi che si scioglievano un po’ troppo
velocemente, al punto che, anche se era ben poco elegante, succhiarli
rumorosamente era l’unico sistema per non trovarsi un ghiacciolo gocciolante dal
mento alle caviglie.
...ed ascoltando gli
annunci del publifono.
Il publifono sta alla riviera riminese come la musica di Morricone ai film della nostra memoria:
indissolubilmente legati, al punto che uno riporta immediatamente all’altro, in un ping-pong di ricordi ed aneddoti infiniti (non me ne voglia il grande Morricone: ammetto che è un po’ strana come similitudine, ma è la verità…)
Alle cinque del pomeriggio, (ma anche al mattino, mi pare verso le 11 o giù di lì...) puntuale come solo un publifono
può essere, e come un Intecity vorrebbe ma non sarà mai, scattava la musichina
di inizio trasmissioni ed un sospiro si levava in simultanea da tutte le
brandine del lungomare:
era partito il leitmotiv che avrebbe scandito
la nostra estate.
Se volete fare una prova di quanto può essere convincente il
martellamento degli annunci del publifono,
chiedete, ad un riminese della mia generazione: “scusi per
il Las Vegas?”
il riminese, folgorato, risponderà “in fondo a destra”.
Perché anche se il Las Vegas, (discoteca poliedrica che passava dal valzer alla disco a seconda della stagione e dell’età della clientela) non esiste più da anni (anzi, direi decenni), il publifono ci ha così martellati con il fatto che era in fondo a destra, che così sarà, per noi, forever ad ever.
(poi è anche fantastico il fatto che fosse in fondo a destra
e basta…manco Roma, con tutte le strade che portano lì, ha una collocazione
così fantasiosa da raggiungersi andando in fondo a destra, da qualunque punto
si parta….).
Ah, quelli erano il clou della giornata.
“Achtung bitte …” cominciavano e dopo la richiesta di attenzione partiva la descrizione, in tedesco ed italiano, del bambino che si era perso.
Il bambino indossava un costumino azzurro o a righe, portava un berrettino, rispondeva al nome di Alberto, Hans, Luigi o Marta, aveva 6 o 7 o 8 o 9 anni e si pregava gentilmente, in caso di ritrovamento, di portarlo al bagnino numero X, dove i suoi genitori lo stavano aspettando.
Ora, diciamocelo: in media un bambino o due al giorno si perdeva.
Facciamo la media di 3 mesi di publifono, avevamo un numero abbastanza allarmante di genitori schizzati che vagavano tutta l'estate alla ricerca del proprio figlio sulla costa romagnola.
Perché all’appello “Achtung bitte” non seguiva mai il cessato allarme.
Chessoio un “vi ricordate Guglielmino, il bambino con il costumino rosso? Lo abbiamo ritrovato, stava facendo un castello di sabbia due bagnini più in là, tutto a posto, uno scapaccione sul sederino così impara a non farlo più, ma potete smettere di cercare”.
Perché non è che la spiaggia fosse lì tutta a cercare i bambini, però un’occhiata in giro la si dava.
E sapere che quei bambini, entro notte, erano stati riportati a casa, ci avrebbe allietato non poco.
Poi un giorno vi racconterò dei vari sistemi adottati dalle
mamme affinché i bambini fossero immediatamente localizzati e riconsegnati “a
domicilio” in caso di perdita…
erano metodi fantasiosi e talvolta bizzarri:
Forse a compensare la banalità dei costumini fatti indossare
ai figliuoli.
Perché mai una volta che abbia sentito “Eugenio indossa un allegro costume rosso, con stampate banane, noci di cocco, pappagalli e, sullo sfondo, un bell’arcobaleno”.
Anche perché, forse, un bambino con un costume così entro 10 secondi lo si ritrovava.
Poco ma sicuro…
(ps: il publifono è ancora in funzione.
Sono io che in spiaggia d’estate non ci vado quasi mai, per cui gli annunci rientrano fra quelle cose che mi porto dietro, nei cassetti della memoria…)


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