I ricordi della mia storia e della mia terra mi colgono così, all'improvviso.
Siamo fuori a cena, una bella serata con amici, vinello e pesce sul tavolo, e l'odore del mare arriva fino a noi, dalle finestre aperte.
L'alchimia di quelle fragranze mare-pesce-vino, mi riportano indietro, ad un'altra tavola, di quarant'anni prima...
Il nonno tornava dal suo
giro in bicicletta (una cosa grossa, austera, da donna, senza il cannone), e
portava sportine di pesce.
Erano sardoncini, omini nudi, o poveracce.
La nonna
puliva ore quel pesce, e un odore salmastro, pungente, riempiva la casa.
I
sardoncini venivano conditi con pane grattugiato, aglio, sale pepe e olio, un
po’ di rosmarino.
Venivano lasciati a riposare, per prendere sapore, almeno
mezza giornata.
Gli omini nudi, piccolissimi, bianchi, quasi trasparenti, erano
invece spolverati di farina e fritti.
Venivano scolati sulla carta gialla, e
salati.
Le poveracce (piccole vongole dell’Adriatico) venivano messe a bagno
per delle ore, lavate e rilavate, perché perdessero la sabbia.
Poi messe in una
pentola, a bollire, fino a che non si aprivano.
Nella pentola venivano aggiunti
aglio, e pepe, e a fine cottura una manciata di prezzemolo.
Proprio all’ora di
cena si mettevano i sardoncini (ora ben saturi di odori e sapori), sulla
graticola, e cotti sulla brace.
Erano una delizia, dentro la piada,
accompagnati da una insalata mista, (rucola, insalata di campagna, cipolline e
pomodori).
I profumi di pesce, rosmarino, sale, mare, riempivano l’aria, uniti
a quelli di olio, piada cotta sulla stufa, e cipolla.
Se le trovava, il nonno
prendeva anche sogliole, cappe sante, cozze.
Andava a prendere il pesce
direttamente al porto, il pomeriggio sul tardi, quando i barchetti tornavano
dalla pesca, preannunciati dai gabbiani chiassosi ed ingordi, che giravano
incessantemente sulle barche, in attesa di scarti.
I pescatori avevano qualche
cassetta di legno piena di sardoni, cagnetti, omini nudi, sogliole, rusul,
qualunque pesce fossero riusciti a strappare dal mare.
Lo vendevano a cassette
o borse, pesato a manciate, una trattativa veloce, poche parole, e gesti che sapevano di forza e fatica.
Quando arrivava con le
canocchie, e queste si muovevano ancora, al punto da uscire dal lavello, io
correvo in camera, spaventata dalle loro pinze.
Quelle erano buone lessate, un
po’ di aglio e prezzemolo.
Il pesce aveva già sapore, dicevano i nonni, ed era
un peccato nasconderlo.
Così, arrosto o lessato o fritto, il pesce non veniva
mai cotto con sughi o pomodoro, quasi a voler gustare interamente il sapore del
mare, immergersi nell’acqua rilasciata, raccolta col pane caldo.
Dopo certe mangiate, la
pancia tirava, da quanto era piena, e il nonno allora prendeva un goccino di
grappa per digerire.
Me la faceva sentire (così innocua, trasparente, ma
bastava annusarla per sentire lacrimare gli occhi!) ma appena sulla punta della
lingua e bruciava, accidenti se bruciava!
Lui rideva di me, e la nonna
borbottava, per quella spavalderia, ma rideva anche lei, alla fine, delle mie
smorfie e la tosse.
Le sere d’ estate, e l’aria calda faceva sudare anche a
stare fermi, il nonno andava nella sua
camera, davanti alla finestra aperta.
Se
ne stava lì, fermo, con i suoi pensieri ed una Nazionale fra le labbra, più a
consumarsi che a viziarlo.
Allora andavo da lui, sulle sue ginocchia, e
guardavo i pipistrelli impazziti che giravano intorno alla luce sulla strada, e
urlavano, fra di loro, stridule grida di richiamo, o avvertimento, o
chiacchiere, chissà.
Il nonno mi raccontava due favole, sempre le stesse, o
qualche storia vecchia dei suoi tempi, (ero già mezzo addormentata, a quel punto) poi stavamo lì, in silenzio,
mentre l’aria cominciava a rinfrescare, la magnolia ci stordiva col suo profumo
insistente e dolciastro, e la pace inondava la stanza.
Al buio, aspettavamo le
ciabatte della nonna, che veniva a concludere la giornata.
Seduta al tavolo, lo sguardo perso fuori dalla finestra del ristorante, sento che gli amici mi chiamano.
A cosa pensi?
A niente, rispondo.
Con la mente accarezzo il ricordo, lo saluto, e torno con gli amici, a condividere il presente, gli aromi, ed un bicchiere di vino fresco.


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