la prima volta che sono entrata in una discoteca, (io, figlia della terra del divertimento, come veniva chiamata allora la mia città, anzi no, del "divertimentificio" con tanto di cartelloni attaccati per le vie, me li ricordo ancora, "ma cosa sarà?" ci si chiedeva, era una pubblicità che faceva effetto, ci è rimasta tatuata nel cervello, a noi che in quegli anni eravamo ragazzini),
la prima volta che sono entrata in una discoteca, dicevo, sono rimasta così, bloccata.
oh!
la musica bombombom, il buio, e lame di luce colorata che schizzavano ovunque, saettavano sulla testa, ferivano gli occhi, abbagliavano.
oh!
la gente. ombre scure: era tutto un accalcarsi, spingersi, un unico budello umano in continuo movimento fra i tavolini bassi e le poltrone di velluto.
oh!
come un Re o meglio un Dio o forse un Demone, comunque un essere superiore, il dj stava sopra tutti e tutto, chiuso nel suo mondo, e dettava ritmo e dava il ritmo, e segnava il bombombom, e con quello il movimento.
oh!
la pista il centro il fulcro:
un'unica grande molecola pulsante, che si allungava, allargava, aumentava quando il Re-Dio-Demone dava lei in pasto la musica più in auge.
oh!
bloccata al piano superiore, mi sporgevo dalla balaustra, incastrata fra due divanetti ricoperti di cappotti borse maglioni giacche e guardavo.
bombombom.
la musica sembrava entrare direttamente dentro la pelle, il Re-Dio-Demone prendeva per mano con le note, portava dentro la molecola e la faceva pulsare, pulsare, pulsare...
avevo quindici anni, e subii il fascino di quel luogo.
per almeno un anno passai quasi tutti i pomeriggi della domenica lì, a far parte della molecola pulsante e camminare sospinta dentro il lungo budello umano fra poltroncine di velluto e tavolini bassi, salutando gli amici, fermandomi a parlare, per poi sentire "quella" canzone e dai, andiamo a ballare.
andavo in discoteca in autobus, tornavo a casa con le magliette che sapevano di fumo, e le orecchie con il bombombom ancora dentro; poi passò il periodo, arrivò il tempo della contestazione, ed abbandonai quei posti, indossai altri vestiti ed ascoltai altre musiche.
ma ricordo con piacere quella parentesi "discotecara".
la città era quella del divertimentificio, l'età quella giustà, il luogo preferito era uno di quelli che ha segnato la storia delle discoteche:
l'Embassy Club, a Marina Centro.


Ciao Lui,
bellissimo post, mi hai ispirato valanghe di ricordi. Ti ho plagiato con un post analogo sulle discoteche di Cattolica :-)
Marco
Scritto da: Marco Belemmi | 20 aprile 2007 a 09:35
ciao Marco!
bè, mi fa piacere che abbia fatto tutto ciò, il mio post!
e leggerti è sempre così bello!
Scritto da: Lui | 20 aprile 2007 a 17:37