Quando è stato il “mio tempo” delle “vasche” sul Corso, quel passeggiare per la strada principale che unisce le piazze del centro storico, fra chiacchiere, ciao anche tu qui, appuntamenti per la sera, ed occhiate veloci alle vetrine, l’ora X dell’incontro con le amiche era le quattro del pomeriggio. Il luogo dove vedersi era la fermata del tram, il numero 1, quello che scendeva da Covignano. Da lì, formato il gruppetto di amiche, si cominciava a camminare, aggiornandosi su tutto ciò che era successo nelle 3 ore che ci avevano diviso, e cioè dall’uscita da scuola all’appuntamento in “città”. Può succedere di tutto, in tre ore, quando si hanno sedici anni, un telefono, mille amici e amori pronti a sbocciare, sbocciati, in fase di sfioritura, completamente sfioriti, ecc. E quattro ragazzine sedicenni possono parlare anche per undici ore di fila, per raccontarsi una telefonata di tre minuti… Ma se l’incontro era “galante”, e magari il primo, ah, le cose cambiavano. Innanzi tutto l’ora: potevano essere “anche” le tre. Ed il luogo era, immancabilmente, quello “ufficiale”: sotto l’orologio di Piazza Tre Martiri. no, non so perché, ma so per certo che “tutte” le ragazzine mie coetanee era lì che avevano il loro primo appuntamento. Allora in quel posto arrivavano quasi tutti gli autobus, per cominciare. Centinaia di persone arrivavano e partivano da lì, e ci si poteva confondere bene con la gente che aspettava il proprio tram, e ciò era buono: in caso di “bidone” da parte del “soggetto” dell’appuntamento, ci si poteva appellare al fatto che non si aspettava nessuno, ma solo il proprio autobus… cosa chiaramente falsissima, dato che nessuno aspetta un autobus tre ore, per cominciare. E perché tutti i ragazzini si conoscevano, per cui sapevano chi partiva/arrivava da dove… Infine perché nessuna ragazzina aspetta l’autobus nascosta dietro una colonna, o sotto il portico, guardando la vetrina di un negozio di rasoi per più di quaranticinque minuti… Ma, anche se chiunque era consapevole dell’alto rischio che si correva a darsi appuntamento proprio lì, nessuno rinunciava al brivido di “formalizzare” il primo incontro sotto l’orologio di Piazza Tre Martiri. Perché se “lui” si presentava all’ora X, tutto carino, sorridente, e dopo il “ciao” insieme ci si incamminava per il Corso, immersi in un mondo parallelo, fatto di mille cose ancora non dette, ed aspettativa, allora era la cosa più bella che potesse succedere. Ed almeno tre ragazzine erano dall’altra parte della Piazza, a guardare di nascosto che tutto filasse liscio, e con noncuranza passavano avanti e indietro per catturare ogni particolare, dal come era vestito lui, a come sorrideva, e se faceva questo e quell’altro… La sera ci sarebbe stato poi tutto un rito ormai codificato: la ragazzina avrebbe ricevuto tre telefonate dalle amiche, e poi ogni amica avrebbe telefonato alle altre tre, poi tutte avrebbero telefonato ad altre amiche per aggiornare del fatto, e la mattina dopo, a scuola, il fermento sarebbe stato così grande che i prof. avrebbero fatto fatica a fare lezione… Gli appuntamenti sotto l’orologio di Piazza Tre Martiri non erano solo un incontro: erano la nascita di un amore “collettivo”, o, in caso di “bidone”, una Crociata alla ricerca del “cattivo” da punire o da assolvere a seconda della credibilità delle scuse “portate” a propria discolpa… Adesso non lo so quale è il posto X del primo appuntamento. E l’uso del cellulare ha cambiato di molto la parte dell’Attesa: basta un messaggino, o una chiamata, e ci si aggiorna. Ma l’altro ieri ho visto una ragazzina: Guardava con insistenza il negozio di rasoi, un po’ defilata, sotto il medesimo portico, sotto il medesimo orologio: aveva il cellulare in mano, ma non suonava mai. Mi sono fermata un po’ lì, facendo finta a mia volta di guardare altri negozi. Dopo venti minuti ho capito che “lui” non sarebbe arrivato. La ragazzina ha cominciato a camminare, via di lì, occhi bassi. Io mi sono intristita per lei. Il vecchio orologio, imperterrito, ha continuato a segnare le ore, le stagioni, ed il tempo: avesse potuto, lo so, avrebbe sospirato.


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