mi scuso per l'assenza da questo mio blog, ma come cavallette le cose mi accadono e, si sa, anche la vita reale ha delle esigenze/priorità.
così, visto che, sempre per via del Paganello ,nei prossimi giorni sarò ancora più lontana da qua, vi lascio un compito a casa:
anzi, un compito da fare "fuori" casa.
prendetevi una fotocamera.
mica deve essere per forza una reflex da un miliardo di dollari, va bene tutto, anche una usa e getta.
venite in spiaggia, nella "mia" spiaggia, of course! e scattate foto.
oh, non fermatevi alle onde, od alla gente: come mi disse una volta un amico fotografo "c'è tanto da vedere davanti, sotto, sopra...ma voltati anche indietro, e cambia prospettiva. solo così vedrai meglio. e capirai".
fotografare non è fare "click".
è camminare ed osservare.
non le cose, le persone, gli oggetti.
non solo.
ma osservare anche le sensazioni.
niente è nuovo, tutto è già visto.
ma nessuno vede le cose esattamente come le vedete "voi".
sarà la stessa spiaggia, e lo stesso mare, eppure non lo sarà, perchè voi ci vedrete un riflesso, una conchiglia, un'orma, una pietra.
ci vedrete i disegni fatti dai bambini, e le scritte sulle cabine, pegno d'amore di un amore già finito o forse no.
camminate, ed ascoltate la vostra voce.
magari vi parlerà di un'altra passeggiata, fatta sulla riva di questo stesso mare o su un'altra spiaggia, con una persona diversa, che non è più nella vostra vita.
o di quando eravate bambini, e giocavate a palla, e la palla andava sempre addosso all'unico bagnante che vi aveva avvisato: "guai a voi se mi colpite!"
o.
o.
o.
ecco, prendete quelle sensazioni, e proiettatele nelle vostre fotografie.
saranno diverse da tutte, e saranno speciali.
miniature di presente a ricordarvi il passato, o a farvi immaginare come andrà domani, chissà.
poi, tornate qui, e parleremo di quegli scatti.
magari da cosa nasce cosa.
magari ne facciamo qualcosa insieme...
un collage delle nostre sensazioni, sporche di sabbia e di malinconia.














