non entrerò nel merito della lunga storia del Grand Hotel di Rimini.
Storia che parte con l'inaugurazione ufficiale nel luglio del 1908, e che lo vedrà quindi centenario il prossimo anno; che continua con mille vicissitudini, fra cui un incendio e la guerra mondiale che l'hanno mutilato ma non distrutto; che nel 1994 l'ha visto eleggere "monumento nazionale"; ma che oggi si tinge di giallo, e no, non è giusto, non lo merita, un Hotel così.
non entrerò nella storia attuale, perchè voglio parlare di quello che è il Grand Hotel di Rimini per molti di noi, che da sempre lo vediamo lì:
punto fermo dei nostri ricordi.
e sogni.
Bello è bello, di quella bellezza un pò retrò, che sa di soffitti immensi ed affrescati, il giardino chiuso da alti recinti ma in parte visibile, la scalinata che porta alla hall, le sale che si rincorrono, i quadri, le stanze con gli antichi arredi veneziani...
tutte cose che si immaginano solo, che immaginiamo solo, noi che non ci siamo mai entrati, in quelle camere che sanno di lusso ed ospiti illustri, ma che immaginiamo bene, noi possiamo farlo, Federico Fellini ce ne ha lasciato traccia nei suoi film, e poi si sa, i riminesi non peccano certo di ritrosia quando c'è da raccontar storie che sembrano favole, cosicchè tutti sappiamo come è, quel Grand Hotel per pochi, ma solo nostro.
ce lo ritroviamo lì, pomposo ed elegante, tutte le volte che camminiamo sul lungomare, curiosi gettiamo uno sguardo per vedere i lampadari che gettano luci su sale da pranzo riccamente apparecchiate, di più non si può, di più non arriviamo a spiare, ed allora via con l'immaginazione a sognare di come deve essere stare lì, per una notte, per un week-end, a farsi trattare come pascià.
ed io ho anche la "mia stanza" al Grand Hotel, da quando ero ragazzina.
la si vede bene, è in alto, ha un balcone tondeggiante, ampio, deve essere una camera fra le migliori, le finestre guardano il mare, e poi quel balcone, ah, che meraviglia! e non ci ho visto mai nessuno, affacciato, nessuno si sporge dalle finestre del Grand Hotel, ma io voglio pensare che "quella stanza" semplicemente non la occupino mai, aspetta me, tutto qua.
ed un giorno ci passerò una notte, nel Grand Hotel, nella "mia stanza", e mi affaccerò (sì, lo so, non è fine nè elegante, ma lo farò lo stesso, talvolta anche essere un pò inusuali e strani può essere preso per l' eccentricità di chi è superiore a tutto), mi affaccerò, dicevo, dal "mio balcone" e scatterò una foto alla mia città, da lì.
il Grand Hotel di Rimini è fatto così, mette addosso i sogni, e li ferma per sempre opulenti e magici, come quelli dei bambini.


Io ci sono entrato.
Una volta.
In una notte clandestina di un secolo fa.
Dio com'era tardi! Ogni passo che mi allontanava da casa era un'agonia, ogni passo era un grado di febbre che saliva mentre seguivo il mio primo amore di ragazzino.
Più grande, emancipata, era a Rimini e voleva fare tardi.
Punto.
Era un sogno.
Poi diventò tardi anche per lei, io ormai ero fuori dal tempo, non avrebbe fatto differenza se non fossi mai tornato a casa.
Ero spacciato.
Mi disse "vuoi accompagnarmi in camera?"
Cristo.
Avevo 14 anni, neanche nei film, mi dicevo...
Mi condusse in corridoi opulenti, tappezzati di velluto rosso, dagli assurdi intarsi dorati.
I corridoi curvavano, si allungavano, non finivano mai.
Sembrava di cadere nell'intestino di un mostro gigantesco.
Poi una porta, una stanza intravista alle sue spalle.
Un bacio.
Dio, un bacio!
Riemersi dal leviatano ebbro, non riuscivo a camminare dritto.
Quella notte non ho dormito neanche un'ora.
Scritto da: Marco | 23 settembre 2007 a 14:40
Io ci sono entrato.
Una volta.
In una notte clandestina di un secolo fa.
Dio com'era tardi! Ogni passo che mi allontanava da casa era un'agonia, ogni passo era un grado di febbre che saliva mentre seguivo il mio primo amore di ragazzino.
Più grande, emancipata, era a Rimini e voleva fare tardi.
Punto.
Era un sogno.
Poi diventò tardi anche per lei, io ormai ero fuori dal tempo, non avrebbe fatto differenza se non fossi mai tornato a casa.
Ero spacciato.
Mi disse "vuoi accompagnarmi in camera?"
Cristo.
Avevo 14 anni, neanche nei film, mi dicevo...
Mi condusse in corridoi opulenti, tappezzati di velluto rosso, dagli assurdi intarsi dorati.
I corridoi curvavano, si allungavano, non finivano mai.
Sembrava di cadere nell'intestino di un mostro gigantesco.
Poi una porta, una stanza intravista alle sue spalle.
Un bacio.
Dio, un bacio!
Riemersi dal leviatano ebbro, non riuscivo a camminare dritto.
Quella notte non ho dormito neanche un'ora.
Scritto da: Marco | 23 settembre 2007 a 14:41
ah, Marco!
un sogno nel sogno, il primo bacio e il Grand Hotel!
fortunato, tu!
e fortunata io,di riflesso, che ho un commento così, adesso, nel mio blog!
Scritto da: Lui | 07 ottobre 2007 a 15:53