Il divieto di distribuzione di bevande alcoliche in alcuni Paesi europei
Austria - nessun divieto orario
Belgio - nessun divieto orario
Croazia - nessun divieto orario
Finlandia - divieto orario con deroghe per tipologia di locale
Francia - divieto di vendita per asporto dopo le 0,30, prolungabile dal Prefetto; nessun divieto di somministrazione
Germania - nessun divieto orario
Lettonia - divieto di vendita per asporto dalle 22 alle 8; nessun divieto di somministrazione
Malta - nessun divieto per pubblici esercizi (bar, ristoranti, pubs); restrizioni solo per esercizi commerciali
Olanda - nessun divieto orario
Norvegia - divieto di servire vino e birra dalle 03,00 alle 6.00 , liquori dalle 00,30 alle 13
Polonia - restrizioni agli orari di somministrazione stabilite dai comuni
Slovenia - nessun divieto orario
Spagna - nessun divieto orario
Svezia - divieto orario per le bevande alcoliche, con eccezione delle birre leggere e con deroghe per alcune tipologie di esercizi nei quali la somministrazione è consentita fino alle ore 5 del mattino.
Italia - divieto di somministrazione dalle ore 2 di notte, senza alcuna deroga
Fonte: elaborazioni su dati Hotrec, Bruxelles
La tabella sugli orari europea è la risposta definitiva a tutte le discussioni e polemiche esplose dall'ottobre del 2007, mese in cui è entrata in vigore il divieto di somministrazione di bevande alcoliche dopo le ore 02,00 nei locali di spettacolo e intrattenimento.
Infatti dovrebbe essere l'Europa a fornirci le ricette più incisive per fronteggiare le problematiche degli incidenti stradali a meno che, come al solito, noi italiani non ci sentiamo più furbi e intelligenti del resto dei popoli del nostro continente.
Controlli, pene severe, informazione, cultura, trasporto pubblico efficiente sono le direttrici su cui si muovono i paesi europei con buoni risultati.
Noi preferiamo la demagogia, diamo risposte frettolose ad una emozione popolare, ma non riusciamo a centrare il cuore del problema.
Non potrebbe essere altrimenti, in un paese in forte declino in tutti i campi della vita pubblica ed economica.
Sono le risposte frettolose di una politica debole che invece di curare i problemi li nasconde sotto il tappeto ed accresce i conflitti sociali.
La legge in vigore non risponde alle problematiche per cui è stata scritta, ma ancora peggio crea una forte frattura tra cittadino, commerciante da una parte e lo stato ed i suoi rappresentanti dall'altra.
Pensiamo alle modalità in cui la legge è entrata in vigore.
Nell’estate 2007 il Governo, per dare un forte segnale sulla sicurezza stradale in un momento in cui l'attenzione dei media era fortemente concentrata sul problema, decide di anticipare con un decreto legge alcune misure originariamente contenute in un disegno di legge organico finalizzato ad attualizzare le disposizioni del codice della strada.
Viene così emanato il decreto legge 3 agosto 2007, n. 117 che , tra l’altro, aggrava le sanzioni per il superamento dei limiti di velocità, per l’utilizzo di telefonini durante la guida, per la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti. All’interno del provvedimento vi sono anche specifiche“ nuove norme volte a promuovere la consapevolezza del rischio di incidente stradale in caso di guida in stato di ebbrezza” (art. 6).
Nella fase di conversione in legge del D.L 117, il provvedimento veniva approvato dal Senato in prima lettura avvenuta nella seduta del 19 settembre 2007 nel corso della quale era stato respinto, su conforme parere del Governo, un emendamento volto a limitare gli orari di somministrazione di alcolici nelle ore notturne. Il provvedimento passava quindi all’esame della Camera.
Il 27 settembre , a pochissimi giorni dalla decadenza del provvedimento (il decreto legge deve essere convertito in legge entro 60 giorni, pena la sua decadenza) la Camera approvava a sua volta, ma introduceva alcune modifiche tra le quali l’emendamento presentato da alcuni deputati della minoranza (4 deputati di AN per chiarezza) all’articolo 6 che ha creato l’attuale situazione vietando la somministrazione dopo le due di notte nei locali dove si fa attività di trattenimento e spettacolo.
Il Senato alla terza lettura, per evitare la decadenza del provvedimento, era “costretto” ad approvarlo - seppure con recriminazioni del relatore e di molti suoi esponenti - in tutta fretta e senza poterlo correggere. Diventava così legge dello Stato 2 ottobre 2007, n.160
Una tipica furbata all'italiana non discussa tra le parti imposta dall'alto di nascosto e che ha colto i gestori di locali totalmente impreparati.
Come dire che siccome in Italia il limite massimo di velocità è in autostrada dei 130 km orari, facciamo una legge in cui entro tre giorni nel nostro paese si possono vendere solo macchine che fanno i 133 km orari senza informare le industrie automobilistiche e senza aprire preventivamente un percorso comune per arrivare all'applicazione di una legge che in fondo, a mio parere, non avrebbe niente di sbagliato, compreso l'obbligo di dotare le automobili del dispositivo di misurazione alcolometrica che alcune vetture già hanno.
Per l'industria automobilistica, senza i tempi giusti per adeguarsi, sarebbe un colpo pazzesco, come è infatti avvenuto per i locali di pubblico spettacolo.
Ed attenzione quando parliamo di locali che fanno intrattenimento e spettacolo, non parliamo solo di quei luoghi deputati al puro e semplice e rispettabile intrattenimento ma anche di luoghi che ospitano concerti di qualità, mostre, reading di poesie, performance teatrali e altri eventi culturali che finanziano le loro varie iniziative anche attraverso l'intrattenimento notturno e gli introiti del bar.
Oggi, e non solo da oggi, il settore dell'intrattenimento è in forte crisi, ovviamente non è tutta colpa della legge di cui stiamo trattando, ma sicuramente questa ha dato il suo prezioso contributo creando un forte scollamento tra pubblico e privato, proprio il contrario di quello che serve per attuare politiche efficaci e per combattere problematiche come quella della guida sicura e dell'abuso di alcol.
Inoltre, nel gennaio 2008 la Commissione Trasporti della Camera si pronuncia favorevolmente e all'unanimità per la cancellazione del divieto in Parlamento ma la caduta del governo Prodi vanifica questa proposta.
Vorrei dire due parole anche sul ruolo dei mass media in questa vicenda: diverse testate hanno chiaramente appoggiato l'entrata in vigore e il permanere di questa legge. L'utilizzo di certi titoli e foto caricaturali sono serviti a creare un'emozione popolare e a giustificare i provvedimenti presi con una impostazione ideologica usata ad arte per fare di tutta l'erba un fascio. Ma non è con la demonizzazione che possiamo pensare di ottenere i risultati che tutti auspichiamo in merito alla sicurezza stradale.
A livello di economia turistica la legge ci procura un altro danno; in nessun paese europeo vige una norma così restrittiva ed è facile intuire che per molti turisti interessati ad abbinare vacanza e divertimento notturno sia preferibile scegliere mete più accoglienti ed organizzate sotto questo aspetto e non credo che, con i 2 milioni e 600 mila turisti stranieri in meno che si prevede arriveranno questa estate, ci possiamo permettere di perderne altri a causa di una legge ingiusta e soprattutto inutile.
Concludo con alcune considerazioni che danno il senso di precarietà in cui ci muoviamo.
Primo: la legge è male formulata, il divieto si attiva dopo le ore 2 di notte ma la legge non dice quando dovrebbe terminare. In Norvegia ,paese europeo della tabella in cui vige l'orario più restrittivo dopo l'Italia, la legge specifica che il divieto di somministrazione è attivo dalle 3 alle 6 di notte. Inutile ricordare inoltre che in Norvegia le abitudini e gli orari non sono quelli di una paese meditteraneo.
Altre incongruenze già note sono quella del proliferare di feste abusive, del consumo di alcol auto-organizzato ed in qualche modo reso stupidamente più affascinante per i più giovani aggiungendo all'alcol il fascino del proibito.
Secondo: anche sul piano giuridico ci troviamo di fronte ad una norma illiberale che colpisce tutti, anche i non guidatori, e ingiusta in quanto discrimina le attività che fanno spettacolo da quelle che fanno solo somministrazione come i bar.
Gli effetti fino ad ora sono stati quelli di trovarci una legge dello Stato che i locali di pubblico spettacolo di norma non riescono a rispettare, minacciati dalla perdita di clienti a favore di altri spazi e luoghi, e di un conflitto inutile tra rappresentati dello stato (Prefetti), gestori di locali e giudice di pace che di sicuro non aiuta la nostra economia e vita sociale.
Tutto tempo ed energie tolte ad una vera azione culturale e sociale di educazione civile che avrebbe dato maggiori frutti a tutti gli attori in campo, ma soprattutto ai giovani.
Bene fa il vescovo di Rimini a richiamare l'attenzione sul pericolo della cultura delle sballo ma per evitarla servono gestori capaci e responsabili che siano messi in grado di riempire i propri contenitori non solo di facile divertimento ma di momenti e messaggi culturali e sociali.
Ora speriamo che la politica ponga in fretta uno stop al danno che ha causato attraverso la creazione di una legge organica per il settore che sia soprattutto frutto di una condivisione tra le parti e che si ricordi, finalmente, che siamo un paese europeo.
