Da
un sole che non vedevo, sul campanile, sulla chiesa e sul muro bianco
di cinta cadeva una luce appena dorata: Dentro a questa luce tutte le
cose liberate dalla loro pesantezza, quasi svuotate da ogni
materialità, parevano mescolarsi e sollevarsi insieme. Scende sulla
terra il vuoto dei cieli o su di noi si spalanca la miglior vita?
Questo non sapevo, che il mondo muore a ogni morte di un uomo.
Il
vinile gira. Il giradischi ha ripreso a funzionare dopo 6 mesi di
inattività. Ne avevo scordato il placido tramestio della cinghia e
della puleggia mentre conferiscono al piatto un moto rotatorio
prestabilito. La puntina piomba su Kind of Blue con una certa
discrezione, un piccolo toc, poi il silenzio, poi la musica.
Passeggio
per le strade arabescate di foglie. Via Carducci sembra sospesa,
privata per un attimo di luce, un filamento svuotato di ogni
significato. Le foglie si accartocciano con un cric croc mentre le
calpesto. Non incontro nessuno. Sono solo. Ripenso al terzo brano di
Kind of Blue, un pezzo che s'intitola Blue in Green:
Bill Evans sfiora un paio di accordi poi Miles si avviluppa al refrain,
un lungo interminabile sospiro in sordina. Il cielo precipita in un
grigio ghiaccio, portato da un vento secco e freddo.
Cerco
d'immaginare la tua morte, "il mondo muore a ogni morte di un uomo".
Perdo di vista le ultime case, il circolo leggero dei gabbiani, il
cielo è più che mai plumbeo.
Miles...

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