L'Hotel Boston, prima della grande ristrutturazione del 2005,
annoverava un imponente mobile ligneo di inizio secolo che dominava
gran parte della Hall. Era la libreria per gli ospiti. Una presenza
inusuale, quasi esotica, in un Hotel Cattolica che si immaginava frivolo e
gaudente... Quella biblioteca divenne gradualmente un punto di
riferimento per coloro che non disdegnavano il piacere sottile di una
lettura sotto l'ombrellone. Una lettura che magari per una volta non
offrisse i glutei impomatati di una procace velina alle prese con i
paparazzi o le titaniche sofferenze del calciatore in convalescenza
sorpreso in alto mare con uno stormo di scollate infermierine.
I
titoli della bostoniana spaziavano dal giallo mondadori hard-boiled al
feuilleton d'intrattenimento, dal volume divulgativo alle vecchie serie
enciclopediche. E proprio in quest'ultima sezione vi erano alloggiati i
Quindici, insuperato compagno d'infanzia di intere generazioni di
quarantenni.
Il volume delle favole, quello dalla costa viola, era
in effetti il più richiesto. Mamme disperate vi si rivolgevano come a
un elisir miracoloso per espletare il rituale della nanna che in
vacanza pareva far cilecca. Ma era un libro a doppio taglio. Se pescavi
la favola sbagliata rischiavi l'effetto opposto, con il piccolo che ti
guardava con occhi sbarrati e si rifiutava di dormire da solo. Alcune
memorabili favole come "Zio Lupo" per esempio terminavano con una
frustata:
"ahm che ti mangio! - E se la mangiò. E così Zio Lupo mangia sempre le bambine golose."
Fine.
Buonanotte caro. Buonanotte? Quale buonanotte? Zio Lupo era lì,
acquattato nell'ombra, da qualche parte nella stanza. Quale caspita di
buonanotte poteva essere?
Zio Lupo incarnò nella mia infanzia tutto ciò che di più pauroso poteva materializzarsi dal buio intorno al sonno:
"Quando
fu notte e la bambina era già a letto, si sentì la voce dello Zio Lupo
da fuori: - Adesso ti mangio! Sono vicino a casa! - Poi si sentì il
passo vicino le tegole: - Adesso ti mangio! Sono sul tetto!..." etc.
etc. con vari elementi architettonici valicati prima del fatale epilogo
pappatorio.
Buon vecchio Zio Lupo, dovessi descriverti ora direi: coprofago per inganno, antropofago per nemesi.
Ah... Stai lontano dal mio tetto... (perfavore)

sono cresciuto con questa favola, ancora oggi(trentenne) me la ricordo! e anche con molto piacere!
Scritto da: Andrea | 09 dicembre 2008 a 00:12
Era la mia favola preferita...Ma ora a distanza di anni capisco da dove arrivino certe mie paure!!!!!Grazie...ho avuto una bella illuminazione...!!!
Scritto da: silvia | 09 dicembre 2008 a 13:42