Cristella era già in sella alla bicicletta per tornarsene a casa carica di borse, quando ha sentito il babbo del “fruttarolo poeta” salutare un amico dicendo: “U t’è pas la burgazna?” (Ti è passata laburgazna?) Secondo voi, cos’ha fatto Cristella?
E’ tornata indietro per chiedere cosa fosse quella parola, mai sentita prima.
Al babbo di Andrea non è parso vero! Una signora così interessata al dialetto e alle sue storie di pesca con la tratta, di soprannomi viserbesi, ad ròba c’l'an si sént piò.
Insomma, mezzora buona, incurante dell’orologio (tanto è sabato, no? la mattina dedicata alla spesaslow…).
Per spiegare cosa significasse quella frase, va benissimo la definizione che ne dà Gianni Quondamatteo nel suo insostituibile Dizionario Romagnolo Ragionato:
burgazna - vago stato influenzale, con raspéin int la gola, malessere: a j ho un po’ d’burgazna. A Riccione burgàg-na sta anche per morbillo, così come in varie parti del riminese dove indica anche la rosolia.

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