Può capitare di prendere in mano un antico volume contenente la
trascrizione degli Statuti Comunali riminesi, risalenti al Medioevo, e,
oltre che imparare la storia della città, divertirsi alquanto nel
notare molte somiglianze con l’attualità.
Un esempio? Il capitolo XII del Libro Quarto, che si intitola “De pena illorum fecerint putredinem in scalis palatii Communis vel sub palatio” (Pena per chi farà sporcizia sulle scale o davanti al palazzo del Comune).
Il luogo di cui si parla (la piazza del Comune, oggi piazza Cavour) è anche oggi frequentato da numerosi ospiti (terrigeni e forensis)
che spesso e volentieri lasciano dietro di sé sporcizia e… defezioni
urinarie. Specialmente nelle ore notturne, essendo la piazza e la zona
circostante, con i tanti locali e le famose cantinette, la meta
preferita della “movida” riminese.
Ma sentite un po’ cosa succedeva ai custodes dozenarum se non avessero denunciato o catturato i trasgressori alle norme… Della serie: ecco, da dove nascono i gavettoni di ferragosto!
Vi trascrivo la versione in italiano:
“E’ stato stabilito ed ordinato che nessuna persona terrigena o
forestiera osi o presuma orinare o fare sporcizia o scaricarla di
giorno o di notte sulle scale del palazzo del Comune o sotto al detto
palazzo, né sulla piazza del Comune o sotto il portico del Comune che
si trova davanti alla chiesa di S. Silvestro e in qualche parte dei
detti luoghi; e chi trasgredirà in uno dei casi predetti sarà costretto
a versare subito senza altra condanna, 10 soldi ravennati. Chiunque non
potrà o non vorrà pagare nello stesso giorno in cui avrà commesso le
predette violazioni in tre luoghi, sarà immerso nella vasca della fontana del Comune fino a quando non sarà totalmente bagnato. Il
giudice delle violazioni è tenuto porre ogni giorno una guardia della
piazza del Comune scelta fra quelli che stanno alla custodia del detto
palazzo; di giorno e di notte deve tenere un vigile fisso sulla piazza
fra i custodi del palazzo comunale della città di Rimini per
sorvegliare le scale ed i luoghi predetti, affinché non venga fatta
alcuna sporcizia in essi. La guardia della piazza ed il custode
notturno (che era definito custode dozenarum perché
probabilmente veniva pagato “a dozzina”) sono tenuti a denunciare e a
catturare tutti i trasgressori e a presentarli al detto giudice. Se la
guardia della piazza e il custode notturno saranno negligenti a
compiere le predette funzioni, saranno condannati per ciascuno e per
ciascuna volta a 5 soldi ravennati. E se uno di loro non vorrà o non
potrà pagare sarà immerso nella vasca della fontana come doveva fare
colui che aveva commesso tali violazioni.”