Non ancora ripresa del tutto dallo shock elettorale mi accingo a rimettere le mani sulla tastiera per ricominciare a pasticciare con storie e parole e trovo un link fresco-fresco: un altro blog mi ha citato qualche ora fa, poco dopo la mezzanotte.
“Che c’è di strano?”, qualcuno dirà.
Il titolare del blog Viserbalandia è Gabriele Bernardi, un giovane concittadino politicamente impegnato “dall’altra parte”. Anche lui nei giorni scorsi era ai seggi e immagino che abbia passato la serata, beato lui, a festeggiare e brindare in piazza in allegra compagnia…
Il fatto che comunque, la notte scorsa, abbia avuto voglia di scrivere su argomenti locali come quello del Sourcion (la sorgente di acqua dolce a due passi dal mare che caratterizza la spiaggia di Viserbella) mi rincuora alquanto. Tanto più che Gabriele è molto giovane e di solito sono i vecchietti come me che si interessano con tanta passione di tradizioni e memorie storiche…
Comunque, la novità è questa:
“Il nostro Sourcion e’ ancora vivo! - scrive Bernardi - Le pioggie degli ultimi giorni hanno riempito la falda e lui si è fatto rivedere, sgorgando ancora sulla spiaggia di Viserbella. La nostra sorgente, seppellita e coperta di cemento dalla cecità e dall’ignoranza, potrebbe essere un valore aggiunto alla nostra offerta turistica, fa parte di noi e del nostro territorio da sempre e invece lo teniamo nascosto come ce ne dovessimo vergognare. Perché non si possono valorizzare le nostre cose? La Fonte Sacramora, il Sourcion, appunto. Ma ci sono il camping Carloni, il parco Sacramora, il mulino, la fossa dei mulini, la Corderia. Perché? Per quale motivo le nostre identità devono per forza essere cancellate?”
Appena possibile andrò a fotografare, se ce la farò, questa “rivincita” della natura (ricordo che l’acqua della sorgente qualche decennio fa era stata convogliata al largo con un tubo sotterraneo).
Avevo trattato l’argomento anche in un post precedente.
Riporto qui di seguito anche un articolo scritto agli inizi di marzo.
In
tempi di siccità e di emergenza idrica a Viserba e dintorni qualcuno va
a rispolverare storie antiche (ma neanche poi tanto) che s’intrecciano
con la leggenda. Tutti sanno che la zona di Rimini Nord è sempre stata
caratterizzata dalla presenza di acque sotterranee e di numerose
sorgenti. La più nota è la Sacramora, dall’estate scorsa
misteriosamente a secco. Fino agli anni Sessanta sulla spiaggia di
Viserbella, all’altezza dell’attuale via Busignani, c’era anche un
luogo dove l’acqua dolce che sgorgava abbondantemente a pochi metri dal
mare dava vita alle sabbie mobili. Si chiamava “E’ Sourcion” (si trova
anche scritto “surcion” o “surcioun”), denominazione forse dovuta al
cerchione in cemento armato che era stato posto a protezione dell’area.
Secondo alcuni il nome deriva invece dal francese “source” (sorgente),
così come l’avrebbero indicata le truppe napoleoniche durante il
passaggio in Romagna. Una cinquantina d’anni fa venne anche rilasciata
una concessione mineraria, denominata “Sortie”, mai sfruttata. Gli
anziani raccontano che le sabbie mobili di Viserbella erano lo
spauracchio della loro infanzia, poiché si diceva che in un pomeriggio
nebbioso quel gorgo avesse inghiottito un contadino e il suo carro
trainato dai buoi. Le mamme proibivano ai bambini di allontanarsi fino
al Sourcion. Ma molti provavano a esplorarlo ugualmente, come
raccontava il professor Enea Bernardi nel libro “Storie su due piedi”.
“Legati tutti insieme a una lunga corda sottratta ai marinai, mandavamo
uno di noi, tirato a sorte, verso il centro delle sabbie mobili.
Nonostante i reiterati tentativi spericolati, nessuno di noi ragazzi
riuscì mai ad arrivare al centro: man mano che si avanzava, si sentiva
una forza invincibile che succhiava verso il basso, i piedi annaspavano
fasciati dalla sabbia inconsistente. La sensazione era di precipitare
in un vuoto senza fine, come negli incubi dei sogni. La guerra
distrusse anche a Viserba case e memorie. I soldati si accamparono
intorno a ‘E’ Sourcion’, scaricandogli addosso rifiuti e macerie.
Iniziò così la sua agonia. Negli anni del dopoguerra lo vidi
boccheggiare perché non riusciva più a respirare e a succhiare. Erano
rimaste le polle centrali, quelle che noi ragazzi non avevamo mai osato
profanare. Il colpo di grazia definitivo gli fu dato quando fu riempito
con colate di cemento e il grande anello fu abbattuto, per lasciare il
posto a una spiaggia piatta e sbiadita”.
Con una nota di quattro anni fa il Comune preannunciava un intervento per la valorizzazione della sorgente da effettuarsi “previo nulla osta degli organi competenti, prima dell’estate 2004”. Nulla di fatto, però.
Cosa rimane dunque oggi del Sourcion oltre ai racconti dei nonni? Al suo posto c’è la piscina di un albergo. Un po’ più in là, sulla battigia, qualcuno ha piantato un cartello con su scritto “sorgente, source, quelle”.

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