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Luigi Tonini, storico della città e bibliotecario gambalunghiano
La "Guida di Rimini" di Luigi Tonini conclusa da suo figlio Carlo
«Io gli studi leggiadri/ talora lasciando e le sudate carte,/ ove il tempo mio primo/ e di me si spendea la miglior parte…» (G. Leopardi, «A Silvia»)
«Vuoi dunque sapere la mia malattia? Non so saziarmi di libri» (F. Petrarca, «Familiares», III, 18)
«La fatica perseverante e la continua applicazione sono il cibo del mio spirito quando comincerò a riposare e a rallentare il mio lavoro, allora cesserò anche di vivere. (…) Questa mia attività di leggere e scrivere… è un riposo dolce che mi permette di dimenticare le fatiche più gravi. Non c'è cosa che pesi meno della penna, non c'è cosa più lieta gli altri piaceri sono fuggevoli e dilettando fan male la penna reca gioia quando la si prende in mano e soddisfazione quando la si depone…» (F. Petrarca, «Seniles», XVII,2)
«Il silenzioso dialogo con l'autore riserva sempre nuove sorprese… Entrare in un libro è come aprire una finestra su un paesaggio, una città, un territorio sconosciuti…» (G. Pontiggia)
«Più passa il tempo e più son convinto che leggere sia il migliore dei giochi» (G. Dossena)
Nella foto, cortile di palazzo Gambalunga, fonte: Comune di Rimini.

