Luigi Tonini nasce a Rimini il 4 febbraio 1807. A 16 anni, perde
entrambi i genitori, Francesco e Lucrezia Pedrizzi. Studia prima a
Rimini e poi a Bologna, dove si iscrive alla facoltà di legge, dopo
aver frequentato fisica e filosofia morale.
Ha
una buona cultura. Si è formato un bagaglio tradizionale, in cui si
mescolano retorica, logica e geometria, secondo i 'piani di studio'
del tempo.
A 18 anni, ha compiuto un corso di istituzioni civili
presso l'avv. Luigi Pani, che fu anche gonfaloniere (cioè sindaco) di
Rimini. Prima di conseguire la laurea in legge, si è erudito nella
lingua greca che va molto di moda in quel periodo pieno di echi
classici.
A 23 anni, si sposa con Anna Bresciani, da cui avrà undici
figli. Insegna diritto nel Ginnasio della nostra città. Presso la
biblioteca Gambalunghiana è coadiutore dei direttori Luigi Nardi ed
Antonio Bianchi.
Bianchi, originario di Savignano, dove è nato nel
1784, muore nel 1840: fu epigrafista e numismatico, le sue raccolte di
iscrizioni si conservano manoscritte alla Gambalunghiana, ove la sua
carica era durata soltanto tre anni.
Alla scomparsa di Antonio
Bianchi, Tonini viene incaricato della direzione provvisoria della
biblioteca civica. Soltanto nel 1853, ne diventa titolare effettivo.
Muore nel 1874, in seguito ad una paralisi cerebrale.
Aveva svolto
anche incarichi politici. Fu consigliere e magistrato municipale,
quello che noi oggi chiamiamo assessore del Comune, e lo incontriamo
tra gli 89 soci fondatori della locale Cassa di Risparmio, dove fu pure
vicepresidente (1860-64) e consigliere. Cassiere della banca, è il
marchese Audiface Diotallevi, alla cui morte Tonini annota nel suo
Diario un crudele epitaffio: «Vita cavalleresca, preteso diplomatico,
banchiere incapace».
Sulla porta della chiesa del Suffragio, per i
funerali di Tonini venne apposta un'iscrizione in cui lo storico era
definito «modestissimo nella meritata gloria, tutto ne' suoi studi ed
alla cure della famiglia, uomo di antica tempra». Le esequie vennero
celebrate dal vescovo mons. Luigi Paggi che nell'orazione ne lodò le
virtù di studioso e di cittadino.
La Giunta comunale non accettò la
proposta dello scultore Liguorio Frioli per un semibusto da 500 lire.
Per mancanza di fondi di bilancio, ci si limitò ad una lapide sotto il
palazzo del Municipio. Nel 1887, nella casa di Tonini, in piazzetta
Ducale, fu inaugurata un'epigrafe come «segno d'onore» alla sua fama.
Fama di cui ben presto i riminesi si dimenticarono, se è vero che dei
resti mortali di Tonini non c'è più nessuna traccia al civico Cimitero.
Nel
'94, gli fu intitolata una strada, già via S. Maria in Corte, più
conosciuta come via del (vecchio) ospedale, posto nell'ex collegio dei
Gesuiti, ora sede del Museo cittadino.
Luigi Tonini, tra 1848 e
1862, pubblica i primi tre volumi della sua storia riminese, «una delle
più erudite e critiche» del secolo, secondo un giudizio di Carducci.
Questi tre volumi coprono le vicende locali fino al 13° secolo. Postumi
apparvero il 4° ed il 5° volume (dedicati a Rimini nella Signoria dei
Malatesti). Il 6° fu compilato nel 1887-88 dal figlio Carlo
(1835-1907), in base alle schede lasciate dal padre.
Carlo che alla
morte del genitore 'eredita' il posto alla Gambalunghiana, scrisse un
«Compendio della storia di Rimini» dalle origini al 1861, ed ebbe
tredici figli.
A Carlo Tonini dobbiamo qualche notizia curiosa sul
padre Luigi: così sappiamo che non amava allontanarsi da Rimini e che
fece soltanto un viaggio di svago in Toscana. Fu a Parma, Modena e
Ravenna per adunanze scientifiche, e non visitò mai Roma.
Carlo
invece trascorreva le sue vacanze sopra la Grottarossa, nelle campagne
del Covignano, giocando la sera a briscola e tressette con i contadini
del posto. A Carlo Tonini è dedicata la scuola elementare di via
Brighenti.
Un'immagine litografica di Luigi Tonini, opera di
Vincenzo Zanni, è conservata nel Gabinetto delle stampe alla
Gambalunghiana: il Nostro vi è ritratto con una barba e lunghi baffi
che si stagliano su di un volto vagamente mazziniano.
Veniamo in
breve a «Rimini avanti il principio dell'era volgare»: al «Lettore
Umanissimo» si rivolgeva Luigi Tonini, in una prefazione che spiegava
com'era nata questa sua prima opera. E' una paginetta che, se letta in
controluce, rivela una precoce attenzione alla cultura: Tonini,
infatti, racconta qui che, fin dai suoi «più verdi anni», aveva osato
mettersi «a così ardua impresa», con quel desiderio di conoscere
l'antica storia riminese che non poteva essere soddisfatto dai testi
allora esistenti.
Ed aggiunge, che «tanto insieme è poi il diletto,
che sì fatta maniera di studj in fine accompagna, e viene a conforto
nelle maggiori difficoltà, che io senza neppure avvedermene mi ci
trovai appigliato con tutto l'animo».
E' un passaggio, classicamente
impostato, sulla consolazione che nasce dalla cultura, tema che Tonini
da attento, appassionato lettore doveva aver tante volte incontrato nel
suo itinerario intellettuale.
Di questo suo atteggiamento, si ha un
altro, spiritoso accenno, là dove racconta del suo addio «alla
indigesta mole dei Digesti», cioè i testi classici del Diritto, prima
di buttarsi a capofitto nella ricerca storica testimoniata dal
«presente lavoro» condotto «se non a termine, molto innanzi però».
Quando
Tonini, verso il 1833, venne a sapere che il «chiarissimo Bibliotecario
Antonio Bianchi» era «già da più anni… volto a lavori di patria
Storia», abbandonò il suo lavoro che riprese soltanto nel '40, dopo la
morte delle stesso Bianchi, «non è a domandare con quanto maggior
calore», precisa Tonini, dichiarando di aver voluto scrivere non «pei
soli dotti».
L'opera esce «pei tipi Orfanelli e Grandi», pubblicata
in quattro 'dispense' («distribuzioni», le chiama Tonini), tra il
maggio '47 e l'aprile del '48, «correndo l'anno II del Pontificato di
S.S. PIO IX, cui DIO faccia ognora più glorioso e felice».
Antonio Montanari
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Bibliografia essenziale
N. Matteini, Rimini negli ultimi due secoli; G. Rimondini, A pubblico e proprio decoro; P. Rufa, Rimini stradario guida.
Fonte foto: antico.comune.rimini.it.
