Il primo stabilimento balneare di Rimini è inaugurato nel 1843. Dal 1868 al 1904 la sua gestione passa al Comune. Lo scarso numero di frequentatori per mancanza di infrastrutture alberghiere e d’intrattenimento, non riesce a coprire le spese. Nel 1873 apre il Kursaal: «il primo di tutta Italia», lo definisce il celebre igienista Paolo Mantegazza che ne è direttore. Nel 1876 nasce l’Idroterapico. Sarà demolito nel 1929. Nel 1878 il sindaco conte Ruggero Baldini inutilmente cerca di convincere alcuni investitori milanesi ad accettare la gestione privata dello stabilimento balneare. Baldini non ha fatto buoni affari con il turismo, ha dovuto vendere all’asta anche la casa natale. Dal 1885, ai nobili ed ai ricchi borghesi il Comune inizia a cedere gratuitamente od a basso prezzo, appezzamenti e tratti di spiaggia acquistati dallo Stato. Nel 1908 apre il Grand Hotel. Il Comune lo acquista nel 1931.
Il 16 agosto 1916 il terremoto provoca gravi danni alla città, per cui sono demoliti 615 fabbricati. Una sventura peggiore, al foglio cattolico «L’Ausa» appare la «Società dei bagni». Fallita nel 1912, essa ritorna nel 1926 in gestione al Municipio dopo oltre quattro anni di trattative. Dal 1917 la spiaggia, da Riccione a Bellaria, è data in concessione al Comune. Nel 1921 l’amministrazione di Rimini ha debiti per 17 milioni di lire con seri ed onerosi problemi sociali da risolvere, e poco credito presso le banche. Il Comune ha creato la nuova industria turistica, i privati si sono dedicati all’edilizia. Le perdite sono state municipalizzate e le rendite promosse. Molti contadini scendono dalle campagne al mare, attirati dalla «monocultura balneare» che trionfa nel Novecento, come Giorgio Conti ha spiegato in pagine fondamentali per la storia della città. Dal 1929 si vola a Milano. Nel 1932 è inaugurata la ferrovia per San Marino. Il duce ha insignito Rimini d’una etichetta rimasta celebre: «Scarto delle Marche e rifiuto della Romagna».
La Rimini tra le due guerre mondiali, ha scritto Guido Nozzoli, era una cittadina provinciale in cui «l’unica opera nuova che mutasse non sgradevolmente la sua fisionomia fu il lungomare ‘di Palloni’. [...] Sembrava tutto nuovo, ed erano le ultime frange dell’800».
Nel 1930 Rimini ospita 48.315 turisti. Nel 1934 sono 66.231 (+37%). Gli stranieri raddoppiano da 1.561 a 3.402. Nel «Corriere del Mare» del Ferragosto 1930, Valfredo Montanari (capo ufficio dell’Azienda di Soggiorno) scrive: «... abbiamo vissuto momenti di aspirazioni infinite. [...] La valorizzazione industriale della Riviera Riminese non è impresa di facile compimento». Nel ferragosto del 1936, quello delle picconate di Mussolini per l’isolamento dell’arco d’Augusto, al Kursaal si organizza il primo festival della canzone italiana. «Il vero successo si ottenne l’anno successivo», racconta nel 1962 Valfredo Montanari a Gianni Bezzi de «il Resto del Carlino»: «Il 5 agosto 1937 cinquemila persone affollarono il parco del Kursaal» che non era soltanto «il più raffinato edificio della città» ma anche uno dei ‘personaggi’ che «diedero la loro impronta, la loro voce, il loro spirito alla storia di una marina che accolse gente di ogni Paese».
Alla fine dell’agosto 1939 il cinegiornale Luce n. 1571 presenta la «gaia, spensierata, salubre vita balneare di grandi e piccini» sulla nostra spiaggia. Dal primo luglio la filovia Rimini-Riccione ha sostituito la tramvia elettrica del 1921. A Miramare fa scalo la linea aerea Praga-Roma.
Sabato 2 settembre 1939 «il Popolo d’Italia» annuncia: «L’Italia con le armi al piede». Il resto lo sappiamo. La gente scappa dalla «città morta», distrutta dai bombardamenti iniziati il primo novembre 1943. Rimini è liberata il 21 settembre 1944. La Repubblica di San Marino diventa uno «sterminato rifugio», come dichiarò a Bruno Ghigi il giornalista Guido Nozzoli. Che il 19 settembre 1944, mentre si combatte per la presa di Borgo Maggiore, riesce a passare le linee nemiche giocando con il cane di famiglia, Garbì. Deve contattare ufficiali dell’Ottava Armata che stanno preparando la "seconda Cassino". Si consegna loro prigioniero e li informa della «drammatica situazione dei civili rintanati nelle gallerie». Il Comando inglese rinuncia così «al bombardamento di spianamento di San Marino programmato prima». Il Titano è salvo con gli oltre centomila rifugiati italiani. Nozzoli, allora sottotenente del Regio Esercito ma soprattutto gappista, scrive in un documento ufficiale edito da Liliano Faenza nel 1994: «Assicurai l’assoluta assenza di batterie tedesche nel perimetro della città».
Il dottor Italo Rossini, offertosi come chirurgo volontario all’ospedale della Repubblica, ricordava a Bruno Ghigi: «Da noi venivano portati tutti i feriti della guerra dal Marano al Marecchia. Avevamo una capienza di 48 posti letto, ma dovemmo ricoverarne sino a 400 al giorno, oltre alle donne partorienti». Il 18 settembre 1944, il giorno prima della liberazione di San Marino, il dottor Rossini e il dottor Giuseppe Aquilanti (il «vecchio chirurgo» che lo aveva fatto nominare «coadiutore ausiliario»), eseguirono diciannove amputazioni alle braccia od alle gambe.
La guida di Luigi Gravina si apre con tre brevi citazioni. Palloni ammonisce: Rimini non deve rivolgersi indietro ma «guardare al futuro». Ci sono versi bucolici del medico concittadino Domenico Bilancioni (1841-1884). Lo storico Giovanni Maioli definisce la città «antica e moderna, di sogno e di vita».
Bilancioni, ex garibaldino e carducciano in poesia, fu tra i ventotto dirigenti repubblicani arrestati il 2 agosto 1874 a Rimini, sul colle di Covignano, nella villa dell’industriale Ercole Ruffi. Del gruppo faceva parte l’anarchico Domenico Francolini (1850-1926), marito di Costanza Lettimi e legato da fraterna amicizia a Giovanni Pascoli.
Il riminese Giovanni Maioli (1893-1961) diresse a Bologna il Museo del Risorgimento. A questo periodo storico egli dedicò centinaia di articoli e saggi, recando «il contributo di fonti ignorate o malnote, esaminate ed approfondite», come osserva Antonio Mambelli nell’orazione pronunciata a Rimini il 2 giugno 1962 durante il XIII convegno degli Studi Romagnoli. Avviato agli studi nel Seminario di Rimini, fu chiamato alle armi e mandato al fronte durante il primo conflitto mondiale. Restò ferito due volte, guadagnandosi una medaglia di bronzo e due croci di guerra al merito. «Diventato uomo a quell’asperrima scuola», scrive Umberto Marcelli, «ritornò agli studi, e questa volta a Bologna», in quell’Università «che trovò piena di spiriti e rimembranze carducciani». E nella quale si laureò nel 1925 con una tesi su Marco Minghetti. Nel 1961 fu insignito della medaglia d’oro della Pubblica Istruzione quale benemerito della cultura.
Nella foto (A. Montanari, 1993) il Kursaal di cartone realizzato in quell'anno a Marina Centro...

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