"Il registro della spia. Le molte vite della professoressa Tina Crico" è il libro del prof. Federicomaria Muccioli, ed. Panozzo, che sarà presentato dalla scrittrice Lia Celi, sabato 15, ore 15.30, presso la sede della Provincia, Corso d'Augusto 231, Sala del Buonarrivo.
L’argomento è una storia vera, una spy story ambientata tra l’epoca del ‘massimo consenso’ al fascismo e il secondo conflitto mondiale, con conseguenti strascichi nel dopoguerra.
Protagonista è la professoressa Tina Crico, insegnante di materie letterarie al Ginnasio Superiore di Rimini (e al Liceo Scientifico) nel 1938-1939 e poi in altri istituti d’Italia.
Era una donna brillante, moderna e lontana dalle convenzioni, che inseguì i suoi ideali scegliendo di cambiare vita e identità.
Entrata nell’Intelligence Service inglese, divenne una figura di spicco tra gli agenti segreti al servizio di Sua Maestà, compiendo diverse missioni in Italia (alcune delle quali a San Marino, Rimini e Forlì, tra il 1942 e il 1944).
Attraverso documenti inglesi e americani, inediti o recentemente desecretati, Muccioli ricostruisce le vicende di Tina Crico, alias Roxane Pitt (pseudonimo con cui scrisse fortunati libri di memorie, cancellando o riscrivendo parte del suo passato, in particolare gli anni del ventennio fascista).
Il risultato è il ritratto di una donna oggi ingiustamente dimenticata, ma che può essere definita a buon diritto uno dei personaggi più misteriosi e interessanti del Novecento italiano ed europeo.
L'autore, Federicomaria Muccioli (1965, Rimini), già docente di materie letterarie al locale Liceo Classico "G. Cesare", dal 1998 è ricercatore di Storia greca all'Università di Bologna ed autore di importanti saggi storici.
Si occupa di tiranni siciliani (Dionisio II. Storia e tradizione letteraria, Bologna 1999), di biografia antica (edizioni delle plutarchee Vite di Dione e di Lisandro per la BUR), di regalità ellenistica, ma anche di tradizione dell'antico presso la corte malatestiana di Rimini ("Le epigrafi gemelle in lingua greca del Tempio Malatestiano", in "Templum mirabile", Rimini 2003).
Riproduco dal mio volume «I giorni dell'ira» (1989) la parte del cap. IX. L bombe inglesi, in cui ho parlato di Albertina Crico, alias Roxane Pitt.
«Dunque, le notizie giunte agli inglesi sull’occupazione di San Marino già dal febbraio ’44, più che informazioni sballate di qualche agente segreto in vena di errore, sono il frutto di un ragionamento politico, molto duro com’era nello stile dell’Intelligence (il servizio segreto) inglese, ma con una sua logica ferrea che poggiava su dati di fatto inoppugnabili: la facilità con cui le spedizioni punitive di fascisti e tedeschi avvenivano sul Titano. Inoltre, ai servizi segreti inglesi risultava già da tempo che San Marino era un covo di spie.
Una di loro, Roxane Pitt, ha scritto in un suo libro, La spia timida, Longanesi editore, che nel ’43 "San Marino era piena di gente che per poche lire vendeva informazioni militari sia da parte alleata sia dell’Asse". La Pitt vive a Rimini tra la fine degli anni Trenta ed il tempo della seconda guerra mondiale. Si presenta come la professoressa Albertina Crico. Insegna lettere italiane allo scientifico Serpieri ed al Ginnasio. Nel 1939 il suo nome appare tra i commissari d’esame dei ludi della Gioventù italiana del Littorio della nostra città.
Il volume, che ha come titolo originale Il coraggio della paura, racconta l’avventura di Roxane Pitt a Rimini ed a San Marino: lei si era sostituita ad una sorella, sposatasi con un ufficiale italiano poi disperso in Russia, e scomparsa a sua volta in un campo di concentramento nazista. Un suo ex alunno mi ha testimoniato: "Era giovane, bella, disinvolta, elegante e sempre ben pettinata. Alloggiava all’albergo Aquila d’oro, il più grande e lussuoso in centro, a quell’epoca. È stata mia insegnate dell’anno scolastico 1938-39. Era preparata, disponibile con gli alunni, non eccessivamente esigente. Ci affascinava per quel suo apparire molto moderna: anche oggi, una donna come lei, si noterebbe. Non mi pare che ci parlasse del fascismo con molta convinzione: né poteva essere diversamente, pensando alla sua storia. Ho il ricordo di qualche insegnante fascista convinto, ma non certo la Crico era tale".
A San Marino (ha scritto la Pitt) giungevano profughi jugoslavi, ribelli albanesi, "o che so io", tutte persone che "in realtà erano per la maggior parte spie pagate dalla Germania e persino, per quanto allora mi sembrasse incredibile, dalla Russia. Chiacchieravano tutti senza ritegno...", e lei stessa poteva così raccogliere sul Titano le notizie che passava poi all’Intelligence Service.
Agli occhi inglesi San Marino appariva come un centro di per sé importante, non solo per posizione strategica, ma anche per quel suo ondeggiare tra neutralità richiesta agli anglo-americani, e passività dimostrata nei fatti verso nazisti e fascisti di Salò. Il bombardamento del 26 giugno, più che frutto di un errore, fu la conseguenza di un disegno politico e militare ben preciso: tagliare i ponti tra San Marino e quei confinanti dimostratisi così invadenti.»

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