Più memoria e meno cemento per la corderia di Viserba

Riminizzare, secondo il Dizionario ragionato della lingua italiana
di Angelo Gianni e Luciano Satta, significa deturpare il paesaggio con
troppo cemento. A Rimini, ovviamente, questa parola non piace. Ma è
vera. A nord di Rimini c’è Viserba, una frazione che era di sabbie e
orti, dune sull’Adriatico e un’antica fossa per mulini. Poi la fonte
Sacramora: tre rubinetti per prendere l’acqua buona, ci si andava in
bicicletta con le taniche, lo faceva anche mio nonno. Roba che ho visto
anch’io, mica cose di tanti secoli fa. Oggi è una periferia con case
che si moltiplicano a vista d’occhio, strade che si intasano di
traffico, servizi che non funzionano. Poi c’è la vecchia Corderia,
la fabbrica di corde, il campo di concentramento di Rimini dopo l’8
settembre del 1943. L’hanno tenuto i tedeschi, poi gli americani ci
hanno fatto altro. Un luogo che è magia d’infanzia, con disegni
(affreschi qualcuno li chiama, ma sarebbe più corretto pensare ai
moderni graffiti), avanzi di lavori antichi, caseggiati cadenti che a
guardarli danno una stretta al cuore, frammenti di Novecento e di prima
ancora dentro a un polmone verde, l’unico che ancora resiste a lato di
case e casette. Bene, anche qui ci faranno abitazioni e altra edilizia,
persino l’inutile sede dell’ancor più inutile quartiere, dove i
“governanti” allargano le braccia e ti dicono che è già deciso, che è
il mercato, che è... Capito, capito: farà la fine del tabacchificio
scomparso per far posto a un palazzone che ha pure velleità
architettoniche o della fornace Fabbri espropriata per la collettività
e trasformata in affare per palazzinari. Rimini è città che soffoca di
cemento e di mancanza di memoria. Di prima del turismo non si ricorda
nulla, delle vie d’acqua nel borgo Sant’Andrea, dell’Ausa il fiume
prima ucciso di inquinanti e poi sotterrato per non sentire la puzza.
Si preserva qualche barlume d’antico in modo un po’ bizzarro pure, si
sbarra una strada per metterci una porta del passato che lì non c’era
più da tempo: un passaggio perché non si passi più. Della Rimini prima
dei bagni e dei bagnini non resta ricordo, non una traccia, non un
brandello.

Allora se è vero che l’inutilità di altre case a Viserba è inevitabile
si potrebbe evitare di allargare le braccia e invece cogliere
l’occasione, se ancora c’è occasione, per pensare ai pochi spazi della
Corderia vincolati dalla sovrintendenza per farne un luogo di memoria,
mi verrebbe da dire museo, ma suona come un posto vuoto. No, un luogo
vivo di memoria, che raccoglie le fotografie, le testimonianze (ci sono
ancora anziani che ricordano della Corderia e della guerra, ma non ci
saranno ancora a lungo...), i sogni e i segni di generazioni che non
avrebbero capito tutte queste case, che hanno piegato la schiena alla
fame e lottato, nel privato, ma anche nella vita pubblica, accarezzando
le promesse della modernità. Fatene un parco etnografico moderno (non
quelle robe con le corna di bue, il calesse e la paglia) del poco che
non si costruirà della Corderia, un luogo che ricordi il passato e la
gente del passato. E gli anni della guerra e della fame. Fatene almeno
il luogo della memoria, invece del trionfo dell'ignoranza urbanistica.
Le immagini della Corderia di Viserba sono state tratte da qui. Il complesso è una meraviglia di archeologia industriale che non rivedremo mai più.
Posted by mic.marziani at 27.09.07 11:56
Riproduco il tutto da
http://www.biraghi.org/michelemarziani/archives/015576.html

