Nevio Matteini, "San Leo. Guida storica e artistica", Rimini 2010

Usciva nel 1962 questa guida di San Leo, di Nevio Matteini, ora giunta alla XVIII edizione, aggiornata dal figlio Annio con una postfazione utile per conoscere la figura dell'Autore. Il cui nome occupa un posto di primo piano tra gli storici della Romagna, non soltanto per le frequentazioni letterarie e giornalistiche avviate con un lavoro su Alfredo Oriani, apparso nel 1952 presso l'editore Mazzini (che era un libraio di Rimini, destinato a vedersi dai concittadini storpiato il cognome in "Mazzino"). Ma soprattutto per la passione con la quale Nevio Matteini, docente di Filosofia nell'allora unico Liceo scientifico di Rimini, ripercorse tutti i luoghi della nostra Terra, lasciandoci un'illuminante testimonianza in due opere: la prima ("Romagna. Personaggi, luoghi, fatti e leggende", 1954) fatta di pagine scritte con una competenza nata dalla lettura di tutto quanto era possibile esaminare, e la seconda ("Romagna", 1963) originale ed innovativa nell'impostazione, ovvero un viaggio nella geografia dei luoghi e delle biografie, compiuto assieme a Davide Minghini, artista impareggiabile della macchina fotografica, che ci ha lasciato una documentazione figurativa altrettanto preziosa al pari di quella letteraria di Matteini.
Questa guida di San Leo del 1962, è figlia di un più complesso lavoro specialistico, pubblicato due anni prima, sulla figura del Conte di Cagliostro (pure di questo testo Annio Matteini ha curato una nuova edizione, nel 2008).
Il libro su Giuseppe Balsamo è stato citato da Indro Montanelli nella propria "Storia d'Italia" del Settecento: "Lo storico Nevio Matteini dice che Cagliostro tentò a più riprese di guadagnarsi la fiducia dei massoni romani, ma con scarsi risultati...".
"Chi fu Cagliostro?" si chiedeva Matteini. La sua risposta è: si trattava di un "povero essere psicopatico e gravemente minato nel fisico". Il giudizio nasce dalle carte esaminate: i rapporti ufficiali del castellano di San Leo al presidente della legazione d'Urbino.
A proposito del volume su Cagliostro, pubblico una nota apparsa nel 2008.
"Lo storico Nevio Matteini dice che tentò a più riprese di guadagnarsi la fiducia dei massoni romani, ma con scarsi risultati...". Nel capitolo dedicato ad Alessandro Cagliostro, nella sua storia d'Italia del Settecento, Indro Montanelli ha destinato ad una notorietà internazionale lo studioso Nevio Matteini (Rimini 1914-1992) per il suo saggio del 1960 dedicato a Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro, ora riproposto (settima ristampa) dalla Città di San Leo con prefazione di Annio Maria Matteini, figlio dell'autore.
"Chi fu Cagliostro?" si chiedeva Nevio Matteini. La sua risposta è chiara: si trattava di un "povero essere psicopatico e gravemente minato nel fisico".
Il giudizio nasce dalla documentazione raccolta: i rapporti ufficiali del castellano di San Leo al presidente della legazione d'Urbino. "Inquietissimo", Balsamo manifesta le "più scandalose smanie" non moderate neppure dall'uso del bastone.
Che alla fine dei suoi giorni, incarcerato e malato, Cagliostro esplodesse in siffatto comportamento, non meraviglia. Ciò che stupisce ancor oggi è tutta la sua vita precedente. Per una complessa serie di circostanze, essa diventa qualcosa che (forse) Cagliostro non fu.
Il 7 aprile 1791 Cagliostro è condannato a morte. Papa Pio VI lo grazia e lo fa rinchiudere nel carcere di San Leo. Da questo momento l'uomo vecchio, quel Giuseppe Balsamo nato nel 1743 a Palermo, si trasforma in simbolo di tante cose, a volte speculari e contrapposte fra loro (il libero pensiero e l'oscurantismo ecclesiastico), a volte lontanissime dalle grandi questioni intellettuali, come il ruolo di sua moglie Lorenza Feliciani.
E' lei che fa la prima denunzia contro il marito nel 1789. A Parigi i rivoltosi hanno preso la Bastiglia. A Roma le spie covate in famiglia collaborano al sistema politico ecclesiastico basato sulla delazione e sul sospetto, trionfante dalla Controriforma in poi.
Balsamo ha viaggiato per l'Europa spacciandosi per il conte Alessandro Cagliostro. Lorenza è romana, una popolana di Trastevere, "avida di denaro, di lusso e di piaceri", la racconta Matteini. Secondo Cagliostro, la moglie si era mossa contro di lui a causa delle mene della corte di Francia.
Cagliostro confessa di averla fatta nuotare nell'oro, e di averla portata a sedere a fianco delle più superbe dame delle alte corti. Ma non può essere stata lei a tradirlo, si consola: soltanto perché non "acuta di mente", lei è stata la prima vittima di qualche seduzione.
Certo è che la bella Lorenza amava la vita. Arrestato il marito, seduce il cappuccino incarcerato con lui, un teologo svizzero in procinto di diventar vescovo. Condannato a dieci anni, lui riesce ben presto a liberarsi dai ceppi della legge, forse nel gennaio 1793 (quando avviene a Roma il linciaggio del giornalista Hugo di Bassville, segretario dell'ambasciata francese), per finire fra le braccia accoglienti di lei.
Come osserva Matteini, alla fine la Chiesa di Roma fece "di un avventuriero che mirava solo a mungere quattrini, un martire del pensiero".
Di recente un amico mi ha mostrato una pagina inedita di Aurelio Bertola (marzo 1788) che parla di Cagliostro: "... straordinario uomo; straordinario veramente, giacché senza una gran ragion, senza gran ricchezza, senza gran sapere, senza alcuna amabilità di tratto, senza alcuna eloquenza, sempre ha avuto il segreto di diventar ricco, di passar per dottissimo, di avere amici e fautori e partigiani, quanto forse alcun altro non abbia mai". Insomma un gran ciarlatano.
Annio Matteini presenta la ristampa con un commosso ritratto del padre, ed utili notizie sulle novità presenti in questo antico saggio su Cagliostro.